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Pestaggio in carcere, quattro agenti sospesi

Inchiesta della procura di Siena su quindici poliziotti in servizio nella casa di reclusione di San Gimignano. Contestato anche il reato di tortura

SAN GIMIGNANO — Quindici agenti di polizia penitenziaria sono finiti sotto inchiesta per presunti pestaggi nel carcere di San Gimignano. I fatti risalgono al 2018. Le indagini della Procura di Siena sono partite dalle testimonianze di alcuni reclusi nel carcere sul pestaggio di un detenuto tunisino. 

Quattro agenti sono stati immediatamente sospesi dal servizio, mentre per tutti e quindici sono partite "doverose valutazioni disciplinari", come disposto dal Dap, il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria del Ministero della giustizia. 

Lo stesso Dap ha definito l'indagine "complessa e delicata". Le accuse sono pesantissime: lesioni aggravate, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale. Contestato anche il reato di tortura

I sindacati di polizia penitenziaria Sappe e Uilpa hanno chiesto di fare piena luce sulla vicenda, denunciando la situazione difficile del carcere, situato in una zona difficilmente raggiungibile. Aspetto ribadito dal sindaco di San Gimignano Andrea Marrucci che in una nota dicendo che "da troppo tempo la casa di reclusione è abbandonata al suo destino, senza direzione stabile e da mesi senza comandante e vicecomandante del corpo di polizia penitenziaria". 

Per il garante dei detenuti Franco Corleone, "era ora che scoppiasse il bubbone. Da anni io e altri denunciavamo la situazione intollerabile del carcere di San Gimignano. Situazione che ha origine nella pessima decisione di costruirlo in un luogo isolato".

Il presidente dell'associazione Antigone Patrizio Gonnella, in una nota, ha ricordato che "nei casi di tortura l'accertamento della verità è una corsa contro il tempo. Una corsa che deve essere facilitata dalle istituzioni. Una corsa che richiede la rottura del muro del silenzio da parte di tutti gli operatori che hanno visto gli abusi e le violenze. In questo caso siamo rinfrancati dalla prontezza del lavoro della magistratura e dalla collaborazione del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria". 

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